Un commento sulla figura di Altiero Spinelli

Piero Graglia

Il 31 agosto 1907 a Roma, al numero 19 di via Uffici del Vicario, nasceva alle sei di mattina Altiero Spinelli. Il centenario della nascita verrà celebrato e ricordato in numerose manifestazioni, tra le quali la principale sarà quella di Roma Spinelli non ha lasciato soltanto il ricordo della lotta per la federazione europea, ha lasciato anche il fondamentale insegnamento della forza di una volontà incoercibile e determinata verso un obiettivo che egli considerava l’unico contemporaneamente alla portata della possibilità umane e meritevole di essere raggiunto. Nei molti anni che ho dedicato alla figura di Altiero, curandone gli scritti e scrivendo la sua biografia che ora è in pubblicazione presso il Mulino, ho sempre da un lato ammirato le determinazione dell’uomo e dall’altro la carica positiva di valori e certezze che egli sapeva infondere in chi lavorava per lui. Nessuno lavorava “con” Spinelli, molti lavoravano “per” Spinelli, poiché lui era obiettivamente irraggiungibile, per chiarezza teorica, fantasia nell’esecuzione delle azioni, tenacia di fronte ai fallimenti – molti – che hanno costellato la sua lunga esistenza.Se questo non fosse un paese malato di ipocrisia bigotta, Spinelli sarebbe un punto di riferimento irrinunciabile per tutto il mondo politico e non l’icona di un ristretto gruppo di militanti federalisti che solo recentemente – quanto recentemente! – si è allargato a settori della attuale maggioranza di governo. Avvicinandosi la scadenza di Ventotene il mio augurio – di studioso e federalista – è che i giovani federalisti riescano a scoprire quel pezzetto di Spinelli che è maturato dentro di loro dopo che ne hanno letto gli scritti, ascoltato la voce che esce dalle pagine della sua autobiografia, immaginato l’avventura di un giovane ventenne che viene gettato in carcere per avere difeso un’idea. Per parte mia, sono lieto di assistere alla messa in scena del lavoro di Daniela Martinelli e Francesco Pigozzo, ricordando ai due amici la frase di Meister Eickart che Spinelli ricordava sempre e che lo sosteneva di fronte alle inevitabili sconfitte o fallimenti: “Ich wirke um zu wirken”, così, semplicemente.