Il Trattato di Lisbona alla stampa estera

a cura di Nicola Forlani

In occasione della presentazione del suo libro “Il nuovo Trattato europeo”, edito da “Il Mulino” (Agenzia della stampa estera, 13/12/07, Roma) Jacques Ziller ha messo in evidenza come nel Trattato di Lisbona esistano anche delle clausole evolutive rispetto a quanto già previsto dal Trattato costituzionale.
L’innovazione del 2007 consiste nell’inserimento dell’Unione economica e monetaria (Uem) con l’euro, tra gli obiettivi dell’Unione (art. 3 Tuemodificato, ex art. I–3 del Trattato costituzionale). La questione non è solo simbolica, anzi. D’ora in poi per l’Uem e l’euro sarà possibile utilizzare, se necessario, la cosiddetta clausola di flessibilità per colmare le lacune dei trattati che dovessero emergere nel settore (art. 308 del trattato Ce modificato).
Ziller ha concluso sottolineando come la novità rispetto al Trattato costituzionale abbia una rilevanza non solo giuridica. Potrebbe essere il segno di un rinnovato clima politico, oltre che una decisa presa di posizione a difesa della moneta unica.
All’incontro, promosso dalla Rappresentanza in Italia della Commissioneeuropea, sono intervenuti anche Piero Fassino, Giuliano Amato e Franco Frattini. Tutti e tra hanno fornito spunti e valutazioni di un certo interesse su cui spero di poter ritornare quanto prima.

Secondo Giuliano Amato, dopo la ratifica parlamentare del Trattato di Lisbona, la Gran Bretagna dovrebbe indire un referendum sulla base della nuova clausola di recesso e decidere, una volta e per tutte, il suo futuro con l’Unione europea. Occorre passare da una visione dell’Europa per obbligo/necessità ad una scelta convinta e condivisa.
Amato ha concluso sottolineando come il clima politico dell’Europa può presto cambiare e si sentano già le prime avvisaglie di un nuovo isolamento“più tradizionale” della Gran Bretagna.
L’idea non è peregrina. Salverebbe l’entrata in vigore del Tratto di Lisbona (modificativo dei trattati vigenti) mettendo nel contempo la Gran Bretagna di fronte alla scelta se recedere o meno dall’Unione. Probabilmente si tratta una polpetta avvelenata tesa a bloccare definitivamente la candidatura di Tony Blair alla presidenza del Consiglio europeo.


 

Questo invece il senso dell’intervento di Franco Frattini: dopo Lisbona non ci saranno più cambiamenti ai trattati per i prossimi quindici anni. Sarà possibile intervenire solo sul piano dell’attuazione delle politiche. Sotto questo profilo diventerà determinante la questione delle volontà delle classi dirigenti degli stati membri.
Il vicepresidente della Commissione ha continuato affermando che la rete diplomatica europea che sosterrà le funzioni dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (servizio europeo per l’azione esterna, art. III-296 del trattato costituzionale ora art.13 bis Tue) probabilmente sarà un punto del Trattato di Lisbona che rimarrà pressoché inapplicato.
Ha ricordato come il servizio dovrebbe essere composto da funzionari dei servizi competenti tanto della Commissione quanto del segretariato generale del Consiglio: un ingorgo di competenze amministrative e di risorse finanziare che sarà molto difficile da sciogliere, tanto più che al servizio potrà essere chiamato anche personale dei servizi diplomatici nazionali.
Infine, si tenga presente che il servizio europeo stesso si andrà a sovrapporre alle funzioni già svolte dalle delegazioni della Commissione presenti negli stati non Ue.
Frattini si è soffermato anche sui passaggi relativi alle scelte che dovranno essere compiute in seno alla Commissione europea alla luce dell’ingresso in corsa dell’alto rappresentante. Qualora fosse confermato Javier Solana salterebbe il portafoglio di Joaquin Almunia agli affari economici e monetari (gli spagnoli non possono avere più di un commissario).
Inoltre, l’attuale portafoglio di Benita Ferroro-Waldner sarebbe assorbito dall’alto rappresentante stesso sul quale incombono le responsabilità delle relazioni esterne. Occorrerebbe trovare una nuova collocazione per il rappresentante austriaco.
In conclusione Frattini ritiene che, di fatto, le funzioni dell’alto rappresentante saranno quelle di un vicepresidente della Commissione con delega alle relazioni esterne e difficilmente potrà svolgere le sue funzioni a doppio cappello Commissione/Consiglio.
Una lettura più spregiudicata delle dichiarazioni di Frattini indica come,di fatto, sarà il Consiglio a rafforzarsi nel ruolo di controllo sulla Commissione, visto che l’alto commissario (cioè il vicepresidente della Commissione con delega alle relazioni esterne) è nominato dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata e con l’accordo del presidente della Commissione. Inoltre, la nomina dell’alto rappresentate comporterà un valzer delle poltrone in senso alla Commissione che, ancora una volta, sarà danzatosecondo i tempi ed i modi voluti dai governi nazionali.

 

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