Capitali d’Europa in moto – Diario di viaggio

Seconda Tappa: 27 maggio – 9 giugno. Partenza da Marostica fino a Amsterdam – Londra – Dublino

Prima tappa: 21 maggio – 27 maggio 2007 – Partenza da Marostica fino a Salerno

 

 

Prima Tappa
21 maggio 2007
Dopo una sosta a Marostica, ero rientrato il 14 maggio. Riprendo il tappa la viaggio.
Riparto, la mattina del lunedì 21 maggio da Marostica per raggiungere Salerno. Arrivo a Salerno.

22 maggio 2007
Arrivo a Messina nel tardo pomeriggio, il sole è ormai un velo di luce che illumina la città.

23 maggio 2007
L’appuntamento è previsto con Assessore al Decentramento Alfredo Crupi, in quanto il Sindaco per impegni istituzionali era impegnato a Roma.

Massimo Cenci a Messina

Massimo Cenci a Messina

L’incontro a Palazzo Zanca, ricevuto dall’Assessore al Decentramento Alfredo Crupi è un momento emozionante, per l’accoglienza, per quella lettera che ricevo per il Sindaco di Marostica, e per il crest della città, in cui è stato ricordato che proprio a Messina, con la conferenza del 1955 (Gaetano Martino) si posero le basi per i trattati di Roma, che dettero vita all’unione europea.
Tra le mani il crest e la lettera; una lettera scritta personale, nel quale il Sindaco di Messina, esprim il suo ringraziamento e onere per esser stato coinvolto in questo evento, un’evento senza confini.

Il mio viaggio fino a Messina, come messaggero di “pace”, di “amicizia” e di “sicurezza sulla strada”. Un evento “Capitali d’Italia”, che oggi 23 maggio, ha coinvolto nelle sue numerose tappe, anche Messina.

La stretta di mano, con l’Assessore Decentramento Alfredo Crupi e i vari funzionari del comune. Scendo le scale, e lascio dietro le mie spalle “Messina”, inserisco la chiave e il rumore della “Rsv 1000” riecheggia nel piazzale davanti al comune, richiamando l’attenzione dei vigili e delle persone di passaggio.

La prossima tappa: Pozzalo

Arrivo a Pozzalo, come previsto dal programma di viaggio, in orario, quindi, dopo le pratiche e i controlli, per l’imbarco in traghetto, per Malta – La Valletta.

Il viaggio in traghetto, mi fa percepire lentamente il sapore, la storia di questa terra: Malta che è stata per 7000 anni patria, roccaforte, centro di scambio e rifugio per moltissime popolazioni: dai costruttori dei templi megalitici ai navigatori Fenici, a San Paolo Apostolo, ai Cavalieri di Malta, da Napoleone, all’aristocrazia Britannica.
Arrivo verso la mezzanotte.

24 maggio 2007
La Valletta fondata nel marzo 1566 dal gran Maestro dei Cavalieri Ospitalieri Jean de la Valette, la città fu ideata dall’architetto Francesco Lavarelli inviato da Papa Pio V, e nella stanza dell’albergo di questa meravigliosa capitale. Mi riposo.
La sveglia suona, mi alzo e lo sguardo dalla finestra dell’albergo mi fa intravedere il paesaggio, delle barche e delle case.



Il Sindaco Paul Borgolivier mi riceve, facciamo una foto davanti al Comune, e poi entriamo nel suo ufficio. Qui ricevo una targa per il Comune di Marostica e gli consegno l’annullo dei francobolli, ci salutiamo.

26 maggio 2007
Alla mattina di buon ora comincio il rientro verso Marostica con la sosta prevista a Breganze, il percorso è tranquillo, il sole mi accompagna durante il viaggio. Arrivo alle 17.30 a Breganze per cambio olio della “Rsv 1000”, e poi il rientro a Marostica, per i preparativi per la prossima tappa.
L’Europa è alla porte con: Amsterdam.

27 maggio 2007
Domenica, parto da Marostica per Monaco. Il tempo è variabile, il caldo afoso dei giorni scorsi è solo un lontano pensiero, penso che non mi accompagnerà ancora per molto, infatti inizia a piovere, segue la grandine che mi costringe a fare una sosta, sotto un cavalcavia, la tuta “dain” mi ripara dal vento e dalla pioggia.
Tutto bene! Posso ripartire per l’Europa.

 

 

Seconda Tappa
Lunedì 28 maggio 2007

Proseguo il viaggio in direzione di Amsterdam, fino a Wursburg il tempo è nuvoloso, ancora pioggia, la temperatura si è abbassata...
Pioggia, pioggia, che non permette di vedere, mi devo fermare, fare delle soste. Riparto, velocità moderata. Sono quattro ore, poi cinque ore di viaggio, sotto la pioggia. Sono stanco e snervato.

CapitaliD'Europa seconda tappa

 

Europa in moto seconda tappa

 

Accompagnato a tratti da numerosi motociclisti, instauro un minimo di conversazione: passo, disinvoltamente, dall’italiano al tedesco.

Il sole inizia a calare, e si fa avanti il buio, sono ormai ore di viaggio e all’improvviso davanti ai miei occhi, mi appare, enorme, imponente, la scritta “Nederland”, con le sue stelle europee.

Sono solo, e dentro di me una forte emozione nel leggere quella magica parola, uno sfogo all’improvviso, incontrollabile di gioia. Una gioia e una emozione che si è espressa con quel grande urlo. Un urlo nel silenzio e nel buio di quella terra, fredda, ma accogliente.

Mi accendo una sigaretta, contemplo, per un po’, quella scritta. Accendo il motore, il rumore della “Rvs” all’improvviso taglia il silenzio.

Proseguo, per raggiungere Amsterdan, avevo ancora davanti a me circa 80 Km, era tardi e sono stanco Fermarsi? Decido, dunque, di cercare una sistemazione nella notte, e ai primi contatti, parole e atteggiamenti freddi. Ma, poi una voce, un oriundo sud americano, alto, di colore, è Humtlly Schdsherg, mi offre la sua disponibilità ed mi accompagna in un Hotel fuori dell’autostrada. Lo seguo, arriviamo all’Hotel Armhen.

Alla reception, un’accoglienza fredda, ma l’importante aver trovato un alloggio e poi la compagnia in quei pochi minuti trascorsi con Humtlly in un pub. Mentre metto sotto i denti un panino. Humtlly , mi fissa, parla ormai senza sosta, parla di sé, della famiglia, del lavoro, del suo ultimo viaggio, della sua vita in Olanda. E’ tardi, sono stanco, saluto calorosamente il mio amico e vado a dormire.

Martedì 29 maggio 2007
E’ l’alba, del martedì. Mi sveglio, scendo le scale, apro la porta ed esco a prendere la moto. Riprendo il viaggio in direzione City Hall. Ormai sono alla porte della città, sono le 11.00, nel voltare la curva vedo davanti a me una distesa di biciclette. Una distesa, enorme, tante biciclette, una di fianco all’altra, in ordine. Questa immagine mi colpisce, a tal punto da fermarmi e scattare una foto: la moto “Rvs” circondata da questa distesa di due ruote. Il tempo di parcheggiare la moto, aprire la cerniera dello zaino e prendere la macchina fotografica, quando mi sento alle mie spalle una voce “qui non siamo a Beverly Hills”. Mi giro, sono due poliziotti, il tempo dello scatto .

Giro la chiave, accendo il motore e me ne vado. Arrivo davanti al palazzo , parcheggio la “Rvs” e espongo, orgogliosamente, la bandiera europea. Entro, nel palazzo, e mi dirigo verso la portineria per avvisare del mio arrivo. Arriva un funzionario, Hendrik Wooldrik, il quale vuole allontanarmi. Cerco, allora, di trasmettere il mio messaggio in un altro modo e con altre parole, nel frattempo la mia presenza, la moto, la bandiera, aveva richiamato l’attenzione di molte persone. E da solo che ero, ora mi trovavo al centro dell’attenzione di un piccolo “comitato”, improvvisato. Quelle mie parole, poche, e quel comitato, fanno esclamare, dopo un paio di minuti, da uno spagnolo quella parola magica, “Noi la vogliamo”, a questa esclamazione rispondo “finalmente!”.
Entriamo nel palazzo, mi viene consegnato il plico e la conversazione è favorita dalla traduzione di una stegista, venezuelana, alto, magra.

L’ambiente è molto accogliente, qualche foto, e poi un ultimo piccolo dono, una spilla con lo stemma della City Hall. Ci salutiamo, scendo. Esco dalle strade tranquille del quartiere, imbocco la circonvallazione verso la cittadina di Lisse.
Un vento forte, splende un sole, lieve. Quel vento che fa girare quelle grandi pali, una infinita distesa. Mi dirigo verso Lisse, e sapendo del museo della Laverda, prendo la direzione del luogo.

Stemmi, ruote, motori, tutto in perfetto ordine, una grande raccolta di oggetti, di accessori e poi di quelle due “ruote”, penso che sarà una visita breve, invece…


Ormai è tardi, non è possibile raggiungere Londra in serata, ci sono ancora molti chilometri e la stanchezza si fa sentire. Decido di fermarmi e cercare un alloggio per la notte, nella città di Lille, tutto è prenotato. Continuo il viaggio, e raggiungo Calais, la spia inizia a segnalarmi la riserva.
Non ci sono distributori in zona. E mezzanotte, arrivo a Bailleul, devo riposare, finalmente un albergo.

Mercoledì 30 maggio 2007
Si fa sentire la stanchezza del viaggio, sono ancora stanco, ma è ormai giorno, il sole timidamente e calorosamente entra in camera da quella piccola fessura della finestra, sembra mi voglia svegliare. Mi alzo e esco. Finalmente un distributore, posso partire nuovamente per Calais. L’acquisto del biglietto e le varie pratiche per l’imbarco sono abbastanza veloci. Sono in traghetto, il viaggio è tranquillo. Scendo tra la solita confusione dello sbarco di passeggeri e bagagli. Lo sbarco è terminato. Riparto.

Arrivo a Dover, devo affrontare un primo disagio, la guida contraria. Ben presto supero, questo cambiamento di abitudine così all’improvviso. Nell’autostrada A20, per raggiungere Londra, la pioggia batte impetuosa sulla moto e sul casco.

Raggiungo la metropoli, mi fermo, chiedo informazioni ad una signora, la donna si avvicina, “sorry”, mi indica il luogo nella piantina e poi il suo generoso gesto nel regalarmi la guida, gli sguardi si soffermano scambievolmente, sospesi da un mio imbarazzo per quel inaspettato dono. Ringrazio.

Semaforo rosso. Ennesima sosta. Proseguo quindi il mio cammino, vedo l’insegna, svolto a destra, c’è Alberto ad attendermi. Alberto, vive e lavora a Londra, presso il teatro SADLCR’S WELLS, da alcuni anni. Mi accoglie calorosamente, sono stanco e preferisco ritirarmi all’invito di Alberto di trascorrere la serata assieme.

Giovedì 31 maggio 2007
Mi sveglio. Mi preparo, sto chiudendo la porta, il telefono squilla, dal Comune di Marostica mi avvertono di una variazione di programma: c’è silenzio nella stanza, mi guardo attorno e vedo la mia tuta “dain”, è lì, in attesa, poi il suono del ricevimento di un messaggio dal Nokia,che infrange quel silenzio e i miei pensieri. Prendo gli occhiali e leggo, l’ appuntamento al City Hall. Mi preparo. Esco.

E’ una giornata abbagliante! Le scale della metropolitana sembrano affacciarsi al cielo, rumori di traffico di una grande città, tutti vanno di fretta. Sono a Londra.

La sicurezza esterna mi ferma per controlli ed accertamenti. La mia tensione stava diventando insopportabile. Vogliono che mi allontani. Alberto è con me. Non può aiutarmi in quanto deve controllare la moto. Entro. Ma una donna della sicurezza mi chiede di mettere la tuta “dain” nella cassetta per il controllo ai raggi x. Non ho nessun problema. La cerniera della tuta percorre tutto il suo tragitto. Inizio a togliermi la tuta, gli sguardi si incrociano. Silenzio. Poi l’imbarazzo della signora nel vedere che sotto la tuta “dain” non avevo vestiti, ma solo un paio di slip. Mi guarda, imbarazzata, mi dice “Sorry”.

Arriva Lucy, mi consegna un plico e mi invita ad uscire.

Venerdì 1 giugno – sabato 2 giugno – domenica 3 giugno 2007
Buckingham Palace, ST. James’s Park, Piccadily, St. Paul’s Cathedral, Tower Bridge, Tower of London….
Big Ben…inizio a riconsiderare la mia impressione iniziale. Credo che gli inglesi si emozionano solo per la Regina Elisabetta (Alberto mi dice anche per il calcio, come per gli italiani) sotto questa luce, l’accoglienza riservata mi risulta, in questi giorni di permanenza a Londra, calorosissima. Cammino, e rivedo i visi delle persone dell’arrivo. Quell’uomo alto e robusto, l’addetto alla sicurezza, che alla fine a svelato un sorriso. Il Capo della sicurezza, scomodato dai piani alti, ha strappato un sorriso e coinvolto, accetta di farsi fotografare, vicino alla moto e mi stringe la mano.

Come dice la canzone di Marry Poppins “…Basta un poco di zucchero…”

E’ domenica sera, sono gli ultimi momenti che trascorro in questa grande metropoli in compagnia di Alberto, il pensiero della partenza me mette un po’ di nostalgia.

Lunedì 4 giugno 2007
Parto per H. per prendere il traghetto. I chilometri sono molti, faccio alcune soste, il tempo è incerto.
Arrivo in biglietteria. Il bigliettaio parla inglese. Ho difficoltà di farmi capire, in quanto conosco il tedesco,richiamo l’attenzione di un austriaco e così riusciamo ad instaurare una conversazione e acquisto il biglietto.

Leggo l’orario di partenza del traghetto: ore 3.00, l’attesa è un po’ lunga. E’ una notte fredda, l’umidità mi penetra nelle ossa, la stanchezza si fa sentire. Avevo perso gli occhiali durante l’acquisto del biglietto e ora mmisono in difficoltà a leggere.
A pochi passi da me vedo parcheggiata una macchina, i vetri sono appannati, all’interno intravedo la figura di un uomo, batto con la mano il suo finestrino per richiamare l’attenzione. Lui è impegnato ad ascoltare della musica. Mi apre la porta. Mi accoglie all’interno della sua auto, finalmente un po’ di caldo. E’ un’irlandese. Mi chiede se mi piace la musica, quella musica, gli rispondo con un sorriso e con la gestualità delle mani. Penso tra me, è proprio musica la sua distrazione. Un cd, e un altro cd, lui ascolta e gioisce per quelle note di Andrea Bocelli.

Sono stanco, esco dall’auto. Guardo l’orologio, finalmente si parte. Mi imbarco, è notte fonda.

Martedì 5 giugno 2007
Sbarco a Dublino, sono le 6.00. Parto. Arrivo alla City Hall alle 8.00. Non ho ancora fatto colazione, sto percorrendo la strada , quando vedo alla mia sinistra un chiostro. Mi fermo, una ragazza bionda, polacca, Magda mi versa un caffè caldo e mi porta una brioche. Mentre sono seduto al pub, prendo contatti con
Il comune per l’incontro. Mi comunicano che il sindaco è a Roma, in questi giorni, e l’incontro è quindi rinviato al giorno dopo. E’ un fuori programma, riparto in direzione di Vitlow, città gemellata con Montenieau. Non conosco nessuno. Vedo una persona, mi fermo, Carol, poi un poliziotto, mi indicano un albergo. Finalmente vado a riposare.

Mercoledì 6 giugno 2007
Arrivo a Dublino. L’appuntamento con il Sindaco è alle 9.00, non prima nè dopo. Vado a fare colazione, nel pub, del giorno prima, Magda mi prepara il caffè. La saluto, alle 8.45 entro in City Hold, mi fanno accomodare in un salottino. Mi servono la colazione.

Alle 9.00, puntuale, arriva il Sindaco, mi riceve calorosamente e ufficiosamente, mi consegna una pergamena per il Sindaco di Marostica, mi accompagna fuori e facciamo anche una foto con la bandiera e la moto. Ci salutiamo. Riparto verso il porto di Dublino. Alle 18.00 mi imbarco con il traghetto.
Vedo una bicicletta, e poi lo sguardo verso gli occhi di quel uomo, alto e magro. Ci presentiamo.
“Max”, dissi,
“Johan Sanderland”, afferma.
“Da dove vieni” proseguo
Mi risponde sempre sorridendo “che ha percorso nel 2003 2.200 chilometri”
“In quale zona”, gli chiedo.
“Cambogia, Thailandia, Laos”, risponde.
“E poi”, lo guardo.
“Nel 2005/06 , Australia, Malesia, 6 weekend, 1000 Km”, aggiunge.
“Solo”.
“Si, solo, con la bicicletta”.

Gli metto in mano il volantino “Capitali d’Europa in moto” e il suo sguardo manifesta appieno la sua riconoscenza. Arriviamo. Sbarchiamo. Le sue mani stringono le mie.
Salgo in moto e riparto con una grande ammirazione verso quelle sue imprese.

Tutte queste sensazioni splendide, ineffabili, che tanti si affannano a raccontare o a scrivere, erano qua, con me. Amicizia, libertà, unione, fratellanza.

Giovedì 7 giugno 2007
Arrivo a Dover, cambio il biglietto e mi imbarco per Cales. Conosco due francesi. Visto l’ora tardi e non conoscendo alcun indirizzo per alloggiare, i due francesi mi prenottono una camera.
Arrivo a Cales, piove. Sistemiamo le mote assieme e poi andiamo a riposare.

Venerdì 8 giugno 2007
Mi sveglio, ci salutiamo con i motociclisti francesi. Loro si dirigono verso Lion. Pioggia, pioggia e vento forte. fino a Colonia, poi caldo, un caldo atroce. E’ tardi, sono stanco. Mi fermo per la notte.

Sabato 9 giugno 2007
Mi alzo, mi preparo, accendo la “RVS” e continuo il mio viaggio di rientro in Italia. Arrivo a Marostica, verso sera, in piazza stanno preparando il rinfresco del concerto “Poesia in Canto”. Saluto e poi vado a casa.

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